— Per lo più gli uomini si contentano di poca testa, disse celiando; provi questo...

Quello finalmente era così largo da scendere fino al naso. Sofia e Giuditta, che assistevano all’impresa difficile, risero insieme col babbo e col cappellaio; e dopo questa risata la fede tornò in tutti e quattro; solamente quando babbo Salvi ebbe il suo coperchio nuovo (egli si era impuntato a dargli questo nome che gli sembrava faceto), volle ancora esaminare quello che gli era sceso sul naso, e non disse nulla.

Fu Giuditta la prima a suggerire al babbo di recarsi quella sera in casa Bondi, insieme con lei.

— Tanto gli dobbiamo una visita, ci aspettano. Vuoi?

— Sì.

Non gli sarebbe venuta mai l’idea di mettersi faccia a faccia con Mattia Bondi, col famoso Mattia Bondi, se non per dirgli quello che pensava della sua pittura leccata, della sua pittura filosofica, e più che tutto della sua fortuna; non lo avendo fatto mai quando l’artista celebrato era sano, ora che egli era cieco sentiva una riluttanza che non sapeva spiegar bene. Chi sa? il vecchio ricco e famoso potrebbe esclamare: anche lei è venuto! e pigliare per un omaggio all’artista ciò che in fin dei conti non sarebbe se non un atto doveroso, o, a dir molto, un omaggio alla sventura. È vero che babbo Salvi aveva smesso la fierezza, quando aveva proposto le sue figliuole per divertire il cieco, ma allora aveva umiliato il padre povero, l’artista no; anzi nell’umiliazione di sè stesso e delle figliuole, gli era paruto di dire superbamente al rivale fortunato: “vedete a che riduce l’amore dell’arte?„ E a volte immaginava che, con queste parole, il suo caso fosse spiegato luminosamente da non lasciar luogo ad equivoci; e che Mattia, scendendo in fondo alla propria coscienza, potesse vedere la distanza che lo separava ancora dalla gloria vera.

Queste idee, queste ombre si erano combattute fieramente nella grossa testa di babbo Salvi ogni volta che le figliuole gli avevano detto di andare in casa del cieco.

Questa volta Giuditta fu più fortunata, e il babbo disse sì senza pensarci. Pensandoci dopo, non si pentì nemmeno, e solo stupì dentro di sè di averlo detto alla prima. Le figliuole anch’esse rimasero meravigliate della condiscendenza, non si potendo immaginare che un coperchio nuovo potesse aver tanta padronanza sopra un vecchio testone.

Insomma quello stesso giorno babbo Salvi andò a far visita al vecchio Mattia. Andò solo, non avendo voluto che nessuna delle figliuole lo accompagnasse, tanto si sentiva forte nel suo cappello nuovo (egli diceva nella sua miseria); vi andò di buon passo, e, introdotto nello studio, dove Tito gli voltava le spalle lavorando a fare il ritratto di suo padre, si arrestò sulla soglia.

Tito non aveva udito rumore, e continuava a lavorare davanti al cavalletto; ma il cieco, volgendo verso di lui la testa luminosa, sembrava guardare fissamente.