— È la verità; se ti fossi presentato subito, non ci sarebbe stato nulla di male; avrei detto al signor Tito che sei mio cugino. Così, non sapevo che fare; sicuramente egli deve essersi accorto che tu mi accompagnavi... come me ne sono accorta io.

— Oh! Giuditta; non lo stare a credere, non si è nemmeno voltato una volta...

Giuditta continuava implacabile:

— Ti avrei chiamato io, per castigarti; ma ho pensato: chi sa? è capace di dire una corbelleria, di compromettermi.

— Oh! Giuditta!

— Ma ti saresti meritato che io ti castigassi.

— Ho temuto d’essere importuno, sospirò Tonio, e perciò non mi sono presentato subito; quel signor Tito è un bel giovine.

— Che ne importa a te? e a me che ne importa?

— Dici davvero che non te ne importa?

— Nè di lui, nè di te, nè di altri; lo dovresti sapere a memoria; io non sarò mai moglie d’uno che non sia ricco. È parlar chiaro, mi pare. Addio, Tonio, dimenticami presto; è per la tua felicità che ti do questo consiglio.