Sì, perchè il pubblico è stato sempre molto incline alla filosofia... sì, perchè il pubblico...

Il pubblico, in questa occasione, si era dimostrato quello che è sempre (io non dico che cosa è, Mattia diceva filosofo); ma che dire della critica di Sincerus, il quale nella magnifica nudità non aveva visto se non la modella eterna, cioè l’arte, che può essere la carne o l’anima? E che dire poi della critica di Novus?

Stando nascosto dietro la tela, con un artifizio adoperato già da Apelle, Mattia lo aveva pur visto venire, col suo codazzo di pittori imberbi; guardare attentamente, avvicinarsi, scostarsi, avvicinarsi ancora; non aveva aperto bocca.

— Va a casa, imbecille — sono parole autentiche pensate da Mattia dietro la tela — pensaci bene, e spropositerai meglio; stamperai il tuo sproposito giovedì.

Ma era venuto il primo giovedì; ne era venuto un secondo ed un terzo, e Novus non si era degnato di fiatare.

Questa fu la critica che fece uscir dai gangheri quell’uomo glorioso.

Non gl’importava un fico, come potete credere, di quello che avrebbe scritto Novus; avesse anche stampato che Mattia aveva dipinto il trionfo della carne, padronissimo; ma almeno la sua propria carne sarebbe stata contenta; invece, stando in silenzio Novus, la carne trionfava di Mattia.

Fu allora che scrisse a suo figlio Tito di piantare il colonnello Los e di tornare a casa.

E quando se lo ebbe stretto forte al petto combattuto da tante tenerezze sopite, da un dolore che si svegliava acuto, quando lo ebbe guardato negli occhi buoni, come per ritrovarlo intero, allora lo condusse nello studio davanti alla sua tela. Non diceva parola per lasciare intatte le prime impressioni.

Quel giovinotto pallido e sereno esaminò lungamente, come un vecchio artista, e infine si buttò al collo di suo padre, che respirava appena come un esordiente.