Sebbene, in fondo al cuore, Tito si dolesse di questa malizia, come farsi un vero scrupolo d’un inganno che, non facendo male a nessuno, faceva gongolare il povero cieco?

Quell’anno la pioggia di augurii era scarsa; la prima posta del mattino ne aveva portati cinque, la posta delle undici tre appena, dopo il mezzodì il portalettere non aveva portato altro che una lettera d’un vecchio compagno di scuola, e la gazzetta che Mattia si faceva leggere dopo cena.

— Ecco una lettera che ti farà piacere, disse Tito al vecchio; indovina chi ti scrive...

— L’ambasciatore americano... il segretario della legazione di...

— Niente ambascerie, nè legazioni; è un amico vecchio, un compagno di scuola.

— Gerolamo... è proprio lui?... dà qua...

Volle toccare la lettera, prima di dire:

— Leggila.

Era una grossa porzione del passato che Gerolamo gli presentava alla memoria; si vedeva che lo scrivente era vecchio, perchè nel fare gli augurii non parlava dell’avvenire. “Ti ricordi?„ diceva ad ogni tratto, e finiva con poche parole di tenerezza melanconica.

Mattia, rimasto un po’ a fantasticare, si svegliò poi a dire: