Quando babbo Salvi lo ebbe rassicurato informandolo che Giuditta andava soggetta a queste sorte d’emicranie passeggiere, all’artista glorioso uscì di bocca una parola ingenua: peccato! E spiegò prontamente che, se non fosse stato di quel peccato, le due sorelle avrebbero potuto sonargli molta musica a quattro mani.
Ma dopo il desinare, che fu allegro quanto babbo Salvi non aveva immaginato, Mattia non sentì verun bisogno di musica. Il suo commensale nemmeno. Continuava a trovarsi benone a tavola; messo di fronte ad un vinone di Valpolicella, si può dire senza testimoni — perchè il cieco non poteva vedere quanto gli piacesse, e i due giovani erano accalorati a discorrere — non gli era costata fatica avviare il discorso sull’arte eternamente giovane. Confortato da quel vinone, egli era diventato indulgente cogli altri e sopratutto con Mattia, crudele soltanto con sè stesso; ma l’artista glorioso medicava tutte le ferite man mano che babbo Salvi se le faceva.
E credevano di fare un’opera pietosa tutti e due.
A un certo punto il cieco smascherò il proprio disegno, che era di far leggere a voce alta i nomi di tutti coloro che gli avevano mandato gli augurii.
— Abbiano pazienza un momentino; per solito mio figlio in questo giorno ha troppe cose per la testa; soltanto dopo il desinare abbiamo un po’ di pace.
Primo Salvi si versò da bere, ed assicurò che non era scontento niente affatto, anzi si propose per lettore lui stesso.
Aveva l’aria di dire: “vedete come sono fatto io; sono buono come il pane, io; il mondo che mi maltratta tutto l’anno, fa di me quello che vuole se mi prende per il verso giusto.„
— Dove sono i biglietti di visita? disse a Tito. Il babbo vuole i biglietti di visita; li leggerò io stesso.
Tito si fece rosso nel levarsi da tavola; girò la testa di qua e di là, come uno smemorato, prima d’accostarsi ad uno scaffale in fondo alla stanza.
Primo Salvi gli stava dietro cogli occhi, impaziente di cominciare la lettura; sentiva dentro di sè una grandezza nuova, a cui egli non si curava di dare nemmeno il nome, contento di sentirla appena. Però non tralasciava le proprie osservazioni, e non gli sfuggì che il giovine era un po’ impacciato nel mettere sulla mensa la coppa dei biglietti.