— Pare anche a me; ma se ha mandato il biglietto di visita, è vivo.

Il cieco pensava.

— Ma no, ma no, che non è vivo... Ma sì, ma sì, le chevalier Blowitz è morto e sepolto; quel biglietto è un intruso...

— Può essere che il servitore abbia sbagliato... che l’abbia raccattato da terra e messo lì cogli altri...

— Può essere, disse il cieco con diffidenza.

Babbo Salvi, raccogliendo tutti gli spiriti vitali, si provò a pronunziare un nome difficile:

— “Casimiro Trr... Trr... Trz... Trzcinski Granichski„ magnifico nome; merita la corona di cinque punte che gli sta sopra... Trzcinski Granichski.

— Un polacco; l’ho conosciuto in viaggio.

Ma dall’accento dimesso con cui il cieco diede questa dilucidazione, babbo Salvi potè credere che egli avesse mancato di riverenza a quel nome, e fu peggio quando Tito propose di andare innanzi lui e gli si fece accosto, mettendoglisi dietro la spalliera.

— No, legga pure lei, signor Salvi.