Per un po’ la lettura andò benissimo; ma ad un certo punto Tito gli levò di mano il biglietto che stava per leggere.

— È morto anche questo? disse Primo Salvi.

— Ci è un altro morto? domandò il cieco.

— Sì, non so come sia accaduto; qualcuno deve aver confuso i biglietti... ma quelli che abbiamo letti finora sono tutti arrivati stamattina.

Babbo Salvi non sapeva che cosa pensare di quei morti, di quel rossore del giovine, dello scoraggiamento del vecchio. Volle leggere ancora un nome, ma il cieco gli disse:

— Lasci stare; è sicuramente avvenuto un equivoco. Se la signorina Sofia ci vuol sonare una cosa allegra, sarà meglio.

Sofia disse di sì, e andò a prendere il braccio del cieco. Si avviarono in silenzio.

L’allegria superba di Rossini quella sera non fu molto fortunata, e a un certo punto il cieco volle riudire la Sonata appassionata di Beethoven.

Mentre la fanciulla sonava, babbo Salvi notò ancora che Tito aveva quell’aria stramba di uno, il quale ha fatto una corbelleria e non sa come rimediarla.

E andando a casa allegramente disse a sua figlia: