— Quel Tito non so quanto valga; ma suo padre è veramente un buon uomo; poveraccio! è stato un quarto d’ora lucciola, e si è creduto una stella fissa; è da compatire, ora che è cieco. Però ha le idee giuste, e sa pesare gli uomini.

— Perchè dici che il signor Tito non sai quanto valga?

— Perchè mi ha l’aria di essere impaziente di arrivare; sbaglierò, ma lo credo anche geloso della fama di suo padre... Già, tutti fatti così, questi ragazzi della scuola moderna... Sbaglierò...

— Sta zitto, babbo, perchè sbagli di sicuro.

Babbo Salvi non fiatò più fino a casa.


Presso al portone trovarono Tonio in sentinella.

— Sono io! disse egli attraversando la strada.

— Oh! Tonio! stavi qui a pigliar il fresco? domandò babbo Salvi.

— Dopo la scuola, ho detto: voglio mi po’ andare a portare gli augurii a zio Salvi ed alle cuginette.