— Se vuoi venire di sopra... Giuditta non è andata a letto; vedo che ha ancora il lume in camera.

Tonio volle essere eroico per resistere alla tentazione; ma quella luce che scendeva dalla finestra, quella luce che lo aveva incatenato lì per un’ora, fu più forte di lui. Seguì a capo chino zio Salvi, dicendo alla cugina Sofia su per le lunghe scale:

— Non vorrei dar noia; me ne andrò subito...

Ma era proprio disgraziato il povero maestro di disegno; Giuditta era già andata a letto, e Sofia tornò a dire che sua sorella leggeva un romanzo bello, che ringraziava il cugino degli augurii, e gli contraccambiava...

— Grazie! mormorò Tonio.

Fino a tarda sera, rimase in salotto, parlando a monosillabi, e quando zio Salvi, immaginando che quella buona pasta di ragazzo volesse dire qualche cosa in segreto alla cuginetta, gli disse di fermarsi ancora un poco, se voleva, ma che egli aveva sonno, allora Tonio si svegliò del tutto. E disse:

— Me ne vado. Sono le undici; fra un’ora comincerà il nuovo anno; sia un anno felice per lei, zio Salvi, per lei, Sofia... per Giuditta!

— Sia un anno felice per tutti! rispose babbo Salvi.

Sofia aggiunse sommessamente:

— Coraggio, Tonio.