E Tonio uscì ripetendo a sè stesso con baldanza: “coraggio, Tonio; il mondo è pieno di belle ragazze; coraggio per amarne una che ti corrisponda; coraggio per dimenticare una che non vuol saperne di te.„
Giunto sulla strada guardò in alto, alla finestra illuminata. Giuditta lesse lungamente il bel romanzo prima di spegnere la candela. Allora Tonio si avviò a casa.
Per la prima volta la faccenda della lettura dei biglietti di visita era andata malaccio; e Tito, non sapendo bene se il cieco si fosse accontentato della toppa che aveva messo lui lì per lì, si aspettava altre interrogazioni prima che il babbo andasse a letto. Mattia non diceva nulla, rimaneva solo un po’ più del solito a tavola; a un certo punto Tito potè immaginare che il sonno glie l’avesse fatta; e si scostava in punta di piedi.
— Non dormo ancora, disse il cieco; ma se stavo qui ancora un poco, ci cascavo; chiama e me n’andrò a letto.
Il tono di voce era spigliato, quasi allegro.
Tito, non si fidando ancora, gli girava intorno, dopo aver toccato il bottone del campanello. Tomaso si affacciò, e disse che il letto era caldo.
— Senti, Tomaso, disse Tito; sei stato tu a confondere i biglietti di visita?
— Quali biglietti?
Tomaso protestò che, quanto a lui, potevano star sicuri, che non aveva confuso nulla, che i biglietti di visita non gli aveva nemmeno toccati.