— A me? balbettò Sofia; e cercando una difesa al sentimento da cui si sentiva afferrare, mormorò: Tonio!

Ma subito si pentì e trovò un po’ di disinvoltura per soggiungere:

— Tonio mi accompagna ogni sera; ma oggi ho anticipato, e forse non ci è ancora; guardiamo.

Fece gli ultimi scalini di corsa, e andò a tirare il catenaccio, perchè l’aria fredda della notte le battesse sulla faccia.

Tito si era affacciato egli pure nella strada deserta.

— Non ci è nessuno, disse il giovane; dunque l’accompagno.

Ma venne in mente alla ragazza che, quando venisse Tonio, starebbe Dio sa quanto ad aspettare.

— Lo aspettiamo, vuole?

Rimasero un poco nel vano dell’uscio; nel buio la mano di Tito trovò quella di Sofia; ma non diceva altrimenti la cosa che gli era sembrato di dover dire alla ragazza. Poi un passo celere sonò nel silenzio della strada.

— Tonio! ripetè Sofia, e si sciolse dalla mano che la tratteneva. Allora, sotto l’imminenza dell’addio, Tito finì la propria confessione, parlando all’orecchio della ragazza.