— Verrò domattina per vedere se non hai avuto la febbre...

— Non avrò febbre; ora mi sembra che sia passato tutto. Senti.

Tonio toccò il polso come la prima volta. Non era ben sicuro, secondo lui, che una febbricciatola non le venisse nella notte.

— Verrò domattina in ogni modo...

— Vieni; buona notte.

XI.

Sofia sapeva di non trovare nessuno a casa. Babbo Salvi e Giuditta essendo andati al Conservatorio per il concerto di una pianista famosa, era proprio una fortuna per lei di poter star sola, di aver tempo a lasciar passare le idee nuove, che le si presentavano in processione, e fermarne una che fosse salutare, non per lei soltanto, ma molto più per... lui. Salì le scale di corsa e nel ricercare la chiave di casa ebbe bisogno di arrestarsi perchè il cuore le batteva forte. Quando fu nella propria cameretta, non ebbe nemmeno bisogno di accendere il lume; perchè i sentimenti, che poco prima erano nebbie appena, pigliassero un contorno era meglio stare al buio.

Sedette al tavolino, e fissò lungamente la parete nera, dove luccicava in una cornice dorata il ritratto della mamma morta. Vide al chiarore incerto della finestra tonda, le ombre lunghe dei letti.

— Ma dunque? diceva forte ogni tanto.

E stava ad ascoltare se dal mondo invisibile le giungesse una parola. Ma il silenzio non fu rotto da nessuno di quegli scricchiolii con cui le anime morte si annunciano alle anime che soffrono.