— Peccato che tu non abbia potuto venire, avresti imparato qualche cosa!...
— Quella pianista è proprio tanto brava come dicono?
— Ah! sì, bravissima; ma ci è altro che la pianista; ci è l’agente di cambio, il mio vecchio; egli mi si è messo vicino, ed ha voluto farsi presentare al babbo. Capisci, ha voluto lui, ed io l’ho presentato. Il babbo, siamo giusti, si è portato benissimo, sembrava che sapesse la lezione, e invece ti giuro che egli non sapeva nulla ancora.
— Ed ora sa?...
— Sì, tornando a casa, gli ho detto: hai notato quell’uomo che si è fatto presentare; cosa te ne sembra?... È vecchio, ha detto lui, ma è ben conservato... Ebbene, quell’uomo ben conservato, ho detto io, ha molti quattrini, non ha moglie e si è innamorato di me.
— E che cosa ha detto il babbo? balbettò Sofia.
— Che non ci stessi a pensare nemmeno, che noi siamo stati sempre disgraziati, e che non ci può toccare una fortuna simile.
— Ha detto proprio così?
— Sì; allora gli ho detto che quando fossi diventata la signora dell’agente di cambio — senti che effetto: la signora dell’agente di cambio!... — la miseria sarebbe finita per me, per lui, per tutti...
— Ebbene... che cosa ha detto?