— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.

— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta.

— Dunque accettate? replicò l'altro.

— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio si aprì, e Carlotta entrò nella sala.

VII. Silvio ad Eugenio.

«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi fa male. Lo ignoro io forse perchè tu debba ammonirmene?

«Non è che un anno che essa è sposa a lui», perchè farmene sovvenire? e con qual animo mi faresti tu questo richiamo, se non dubitasti delle mie intenzioni?

Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto, te ne dà il dovere. Dimmi adunque, giacchè lo pensi, che io sto per commettere un'azione indegna, che sto insidiando codardamente la pace d'un uomo onesto, che vive al pari di me d'affetto e di speranze, che mi accoglie nella sua casa, che mi stringe la mano...

T'intendo, t'intendo — tu non credi alla mia forza, perchè non credi che nissuno possa amare una donna col solo fine di amarla. Il tuo scetticismo non si smentisce. Ma io ho creduto che le mie parole dovessero rassicurarti, e che non mi avresti stimato così debole da infrangere il mio giuramento, nè così stolido da comperare un'ora di voluttà a prezzo d'un rimorso.

Può essere che io m'inganni.