Da qualche tempo sono così mutato, sento l'amore in un modo così diverso, e il mio raziocinio si è così impoverito, che non riesco a darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia mi pare che sarei forte, che, anzi che costarle una lagrima, vorrei prima morire. Ma sono pur stolto io! Parlo come se essa corrispondesse al mio amore... mentre...
A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo mi reggesse a questa rivelazione; e ne sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non rivederla mai più. Una forza più potente della mia volontà mi tiene qui soggiogato; io ritornerò dinanzi ad essa pauroso come uno schiavo...
A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà dentro di sè le mie parole — che dirà il suo cuore?... Il mio non batte più, s'è come paralizzato; da ieri io vaneggio come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei sfuggire a questa tortura del pensiero, e non mi è possibile. La notte di ieri mi è sempre dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene un istante.
Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo non le dicevo parola. Rimuginavo dentro di me cento maniere diverse, e non sapevo qual scegliere per palesarle l'amor mio. Più volte avevo aperto le labbra per incominciare, e il pentimento me le aveva richiuse in un sospiro.
— Fa molto caldo, mi disse Carlotta.
— Estremamente — risposi, e non mentivo.
Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire. Suo marito si accostò a noi, mi rivolse la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli sguardi di Carlotta che lo seguivano con espressione di affetto; tutte le mie forze si accasciarono per un istante. Se non che mi risollevai poco dopo, e credo che la speranza non mi avrebbe mai dato tanto ardimento, quanto me ne venne dalla certezza della sua indifferenza.
— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso arditamente.
Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò i grandi occhi nei miei con espressione di meraviglia.
Non potevo più dare indietro.