— Non oso — aggiunsi balbettando.

— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo con un sorriso mesto.

— Se voi l'indovinaste...

I suoi occhi non mi dissero nulla.

— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei sorridendo per dissimulare il mio strazio.

Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese più oltre. Si rizzò in piedi. La guardai supplichevole, mi guardò senza rancore, senza disprezzo, serena e mesta ad un tempo. Ahimè! non era lo sguardo con cui ella avrebbe detto il suo amore.

M'allontanai precipitosamente da quella casa; mi cacciai in letto smaniando e piangendo.

Dimmi tu pure che io fui sciocco; è tutt'oggi che lo ripeto a me medesimo. Mi pare che in questo momento saprei pur rintracciar la vera via per giungere al suo cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così tutto sarà finito. Io non avrò più forza di parlarle, non so neppure se avrò forza di rivederla.»

VIII.

Silvio stette tutto quel giorno combattuto fra mille pensieri.