Aveva stabilito di non recarsi in quella sera in casa di Carlotta, e tuttavia parevagli che il suo orologio camminasse troppo lento, e che tardasse troppo ad annottare. Verso il tramonto mutò proposito, e volle andarvi; si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo indeciso, e finì col rientrare in casa più tetro di prima.
Stette alcuni giorni senza ritornare in casa del signor Verni. Finalmente si arrese al proprio desiderio, e vi andò ancora.
Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza ironia, senza quella compiacenza che la certezza d'aver ispirato una passione genera nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione delicata? era natura? Silvio lesse subito nel contegno di lei la sua sentenza, e chinò il capo.
Erano soli in un canto della camera; ella seduta sopra un divano, egli appoggiato ad una seggiola — la comitiva cianciava allegramente; le belle donne gettavano qua e là sguardi provocanti, i bellimbusti sciorinavano del loro meglio i loro giuochetti di spirito.
Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente il suo ventaglio.
— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso la bella testa verso di lui.
Egli si scosse dalla sua meditazione, e balbettò con fioca voce: «signora.»
— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei che vi annoiate.
— Siete in inganno; la vostra casa ha bandito la noia, rispose Silvio sforzandosi a sorridere.
Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si assise.