La bella donna continuava ad agitare il suo ventaglio. Un'audace speranza balenò nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto il suo affetto, e quel suo contegno era un invito. Si fe' rosso in volto dal piacere, mosse le labbra convulsamente per parlare.
Carlotta s'avvide.
— Ieri vi siete interrotto — disse con dolcezza, ma senza la titubanza che suggerisce l'amore.
— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo a un tratto ogni energia.
— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta con un leggiero tremito, gettando uno sguardo melanconico e pietoso sul povero Silvio.
Non dissero più nulla. Ella volgeva gli ocelli intorno, per nascondere il suo imbarazzo, egli guardava il suolo pensando la sua sventura.
Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da quella sala. Silvio la seguì cogli occhi, e rimase estatico a contemplare la porta per cui ella era uscita. La vide rientrare poco dopo al fianco di suo marito. Che voleva ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese troppo bene.
Passarono in una sala da giuoco; li seguì come attratto da una forza invisibile.
— M'ami? domandava ella al marito.
— Me lo dimandi!