— Mi pare d'amarti come non ti ho mai amato.
Il signor Verni stringeva più forte il braccio di madama.
Silvio si tenne al muro per non cadere. Carlotta si voltava in quel momento per districare la sua veste di raso che s'era impigliata ad un mobile.
Si guardarono, ed arrossirono entrambi.
Quella sera fu un supplizio per il cuore di Silvio.
E tuttavia egli non sapeva allontanarsi da quella casa. Più volte s'era trovato a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato con un sentimento d'invidia che non aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni era così affabile, così espansivo, e così severo ad un tempo ne' suoi modi, che quasi Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando di aver risparmiato peggio a quell'ottimo marito — e se non era la prepotenza della sua passione, egli avrebbe incolpato sè medesimo di codardia. Ad ogni modo ciò non è poco, specialmente per chi, al pari di Silvio, si tenga sicuro dell'onestà delle sue intenzioni.
Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era giunto in casa Verni, e una pendola sopra un caminetto suonava con squilli argentini la mezzanotte.
Il povero innamorato passò una mano nei capelli, e si rizzò da una seggiola, su cui era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. Si accingeva alle fredde cerimonie della partenza, e pensava che avrebbe voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, se gli fosse stato possibile, l'imbarazzo di quei saluti; quando un servo annunziò due nuovi personaggi.
Siccome le serate del signor Verni si protraevano di solito fino alle tre del mattino, non v'era nulla di strano che quei tali giungessero a quell'ora; ma tuttavia Silvio, che aveva lo spirito immiserito dalla battaglia del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò.
Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, Felice Salvani.