— Avrei avuto caro di salutarlo.
— Si offenderebbe se non lo faceste. Egli vi stima; gli siete simpatico.
— Egli!
— A qual giorno è fissata la vostra partenza?
— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò vostro marito.
La conversazione morì un'altra volta sulle loro labbra; ma le loro anime parlavano un linguaggio ben più eloquente.
Ella scherzava col gambo sfogliato del giacinto; egli guardava i petali caduti sul tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti e pronti a sorridere di quel sorriso che fa così bella la mestizia. Una soave intimità non rivelata da prima spirava dai loro atti. Si conoscevano appena e pure potevano leggere nel pensiero l'un dell'altro.
Silvio pensava a raccogliere i petali del giacinto; Carlotta si levò a metà, e battendo sulla veste, fece cadere quei petali che vi si erano attaccati. Silvio s'inchinò lentamente e li raccolse; risollevandosi incontrò il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa dell'audacia, ed egli lo sapeva.
— Li terrò sempre meco, disse Silvio sorridendo; mi porteranno fortuna.
— Sono fiori melanconici i giacinti.