Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei io forse? Affè, che non saprei più raccapezzarmi. Ma questo è un dubbio passeggiero, e si è dileguato di già dal mio cervello senza lasciarvi traccia.

Scommetterei anzi di potermi spingere più oltre senza fallire, fino ad immaginare il pallido viso della ninfa che ti ha sedotto, e a poter ripetere il nome che i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono forse ogni notte. Ed è...

Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste figura dopo aver vantato tanta avvedutezza; e forse anche — e questo sarebbe peggio — l'importanza del mio consiglio ne andrebbe scemata ai tuoi occhi, e ti parrebbe che le mie parole siano inspirate dalla persona e non dal principio, e sprezzeresti le mie teoriche. Però questo è per l'appunto ciò che io non voglio da te; e se posso, farò che tu non sorrida della mia filosofia balzana. Ad ogni modo tieni in mente questo che io ti ho detto: che credo d'avere indovinato il nome dell'eroina della tua nuova passione.

Se è rimasto un posticino nel tuo cuore, serbalo per me; ma ho paura di no — i nuovi amori sono come i nuovi proprietarii d'un campo; i quali, per far sentire il loro imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche modo la loro personalità alla nuova possessione».

III.

Come Eugenio lo aveva pensato, la sua lettera giunse tardi. Cotesta in generale è la sorte comune dei consigli, e in ispecie dei consigli agli innamorati, i quali sono incontrastabilmente la razza più ostinata che viva sulla terra.

Convien sapere per altro che se Eugenio, buon figliuolo in tutto il resto, si scaglia da poco in qua con compiacenza contro l'amore, e contro le donne, ne ha le sue buone ragioni. E chi l'avesse conosciuto due mesi prima, avrebbe udito ben altre sentenze sulle sue labbra. Si pretende di doverne incolpare una certa bruna, con certi occhioni neri, e certa chioma lussureggiante; ma siccome ciò non torna indispensabile al caso nostro, lasciamo che la maldicenza districhi del suo meglio questo nodo.

Una cosa intanto resta ferma, che Silvio alla lettura di questa lettera si strinse nelle spalle.

IV. Silvio ad Eugenio.

«Ritorno in questo momento dal vederla, dal parlarle, dall'adorarla in silenzio come un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore pieni di lei.