Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se pure riuscissi ad ingannarmi, non ne avrei al certo giovamento — però vorrei gridarlo a tutto il mondo: «sono innamorato.»

Questa parola che qualche settimana addietro mi avrebbe fatto arrossire di vergogna, risuona dentro di me come una melodia soavissima. I miei nervi, le mie fibre, la cantano in coro.

E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei ostinarmi in questa ringhiosa inerzia, che impoverisce ogni dì più la sorgente degli affetti?

In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni della filosofia accigliata non saprebbero arrestare un solo istante quest'inno che prorompe in mille suoni dalle corde della natura; nè la vanità d'essere chiamato filosofo può pagare un solo battito d'un cuore innamorato.

Poi che tu dici d'aver indovinato il suo nome, tanto meglio; lo scriverò senza titubanza: «Carlotta.»

Intendo il rimprovero che tu mi fai; non vo' affannarmi a ribatterlo, ma tuttavia ti giuro che non ho in mente una colpa.

Io non voglio nulla, non domando nulla, solo che mi si lasci amarla. La mia felicità è opera sua, ma pure non è in essa; è in me, nell'amor mio. In appresso... e che so io del futuro? ma ho fede che saprei resistermi in ogni evento.

Non tenermi il broncio se io non pongo mente alle tue raccomandazioni; se tu sapessi quante volte io ti ho benedetto per avermi fatto conoscere questa donna, se tu potessi vedere la mia gioia, non ti reggerebbe l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia gratitudine ti compenserebbe ad usura della mia disobbedienza.

Tu ignori quanto si possa essere felici amando questa donna; la tua mente, comunque ci si affatichi, non può riprodurti che una pallida immagine della sua bellezza; però nella tua cecità tu accomuni questa creatura colle mille che paghi col disprezzo, mentre... Nè io vo' tormi la briga di farti ricredere; ma se tu la vedessi... Vestiva un abito nero semplicissimo, colle maniche che lasciavano vedere le sue braccia ignude; pure quanto più leggiadra di tutte le altre, nonostante i loro pizzi, le loro trine e i cento altri fronzoli a cui mendicavano la grazia!

Me le accostai tremante; mi sorrise, mi porse una mano breve, affilata, candidissima, e mi salutò per nome. Un nonnulla per l'indifferente, un'epopea pel mio cuore.