Oh! dimmi che questa mia non è illusione, che quel saluto e quel sorriso erano da più che non volessero parere, che io posso... No, non voglio nulla; non dirmi nulla — ho io bisogno d'alimentarmi di menzogne e di speranze audaci come un fanciullo? A che fine uscire dalla mia paga serenità, ed abbandonarmi ciecamente al desiderio?

Il desiderio! Oh! gli è questo un mare senza confini, un assai tristo mare per una nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il mio cuore».

V. Silvio ad Eugenio.

«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del corriere che deve recarmi una tua lettera; però dovrei starmene tutto questo tempo ad aspettare in silenzio, mentre, se la mia impazienza non m'inganna, mi pare d'avere un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi aspettati di sovente a siffatte anticipazioni; e questa sarà la tua parte di guaio, se ti ostini a credere che io non me la caverò da quest'amore senza malanni.

Giovedì scorso mi sono recato, secondo il consueto, in casa del signor Verni. L'impazienza, e da qualche tempo la turbolenta va facendomi spesso di siffatti tiri, mi vi aveva condotto mezz'ora prima; però consultato il mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due se dovessi entrare od allontanarmi; e intanto non mi moveva dal limitare della porta.

Il signor Verni salì le scale in quel momento, e mi sorprese nella mia indecisione.

Vedendolo mi si imporporarono le guancie di rossore, e fu ventura che fosse notte, e mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per meglio dissimulare il mio turbamento diedi una strappata vigorosa al campanello, poi mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor Verni. Mi corrispose cortesissimo, mi ringraziò della premura, dicendo di tenersene onorato, e cianciò meco cordialmente.

Il signor Verni è uomo di bei modi, colto, e facile parlatore. Ebbi agio d'esaminarlo, e mi parve anche bello, e quel che è più, di quella bellezza simpatica che si rivela prima al cuore che agli occhi.

Ho provato un senso di gelosia, che ho cercato invano di soffocare, e devo aver risposto al suo spirito con molte sciocchezze. Tuttavia egli è uomo che non potrei odiare giammai, che vorrei quasi amare, se sapessi perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta.

In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso dentro di me, e vi ho interrogato le mie debolezze che non sono poche. Ne uscii netto, te lo giuro: e guardai in volto quell'uomo con sicurezza e con orgoglio, come a dirgli: «io non abbasserò mai la mia fronte innanzi a te».