— Non dico di no, ma poichè si tratta d'una bagattella...

— È giusto; la vita di due galantuomini non deve esporsi per una bagattella.

— Voi dite? esclamò Silvio turbato.

— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre l'onore alla vita, e sacrificare questa a quello, se le circostanze lo comandino; ma che non mai uomo di senno debba farsi schiavo d'un pregiudizio, e battezzare quistione d'onore ciò che non è che stupida e inutile millanteria.

Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva mente se non per immaginare a che cosa il signor Verni volesse riuscire.

— Ho pensato molto al mio duello, riprese quegli; ne parlerà tutta Milano, e il mio nome correrà pelle bocche di tutti, come quello del primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino. È doloroso in fede mia. Vorrei porvi riparo, poichè sono ancora in tempo.

— Riparo? in qual modo?

— Direte al cavalier Salvani che io sono dolente di ciò che avvenne fra di noi, che io penso che due gentiluomini non debbano retrocedere vergognosi dinanzi ad una giusta e leale riconciliazione.

Silvio rimase estatico.

— Una scusa? balbettò egli.