— E aggiungo che chi lo pensa in modo diverso non è all'altezza dei tempi.
L'intenzione di Silvio si faceva palese.
— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere. Infine voi convenite meco che il duello è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole; e che si può pensarla diversamente su qualche punto di politica, e stringersi la mano come buoni galantuomini. In faccia al buon senso tutte le opinioni sono rispettabili... tranne quelle che mancano di buon senso.
In così dire il cavalier Salvani porgeva la mano a Silvio.
Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio; Silvio strinse la mano del cavaliere.
Qualche ora dopo partì giurando di non arrestarsi che ad Huesca.
XX.
Nell'estate successiva, e precisamente ai primi di luglio, un viaggiatore attraversava la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove domandava a tutti se nei dintorni vi fosse qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere veduto; non curava pericoli, e si arrampicava pei dirupi sfidando i lupi e i sentieri sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva accompagnato sul monte di S. Gottardo giurava d'aver avuto a fare rarissime volte con uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva anche la borsa ben fornita e pagava senza lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non avevano mai avuto più larga mercede in compenso dei loro formaggi e del loro latte fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi il Reno s'era spinto fino a Sciaffusa e v'aveva visto la famosa cascata, e poco più oltre il vasto ed incantevole lago di Costanza colle sue braccia snelle gettate audacemente frammezzo ad una vegetazione gagliarda.
Quel viaggiatore era Silvio.
Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei ed attraversata un'altra volta la Francia, s'era internato per la via di Ginevra nella Svizzera, con quella spensieratezza che è propria degli artisti.