Ma Silvio aveva risposto che non amava il mare, ed Eugenio aveva conchiuso che Silvio non voleva allungare il suo viaggio, e che gli premeva di arrivare presto a Milano.
A Gap Silvio era stato preso da improvvisa vaghezza di visitare la Svizzera, e aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra. Ed Eugenio aveva conchiuso che Silvio non voleva rivedere Carlotta.
A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò il suo amico, convinto oramai che sarebbe guarito, e che la natura avrebbe operato meglio dell'arte, e il tempo meglio dei consigli.
XXI. Silvio ad Eugenio.
«I magnifici soli di queste giornate mi hanno messo di buon umore. Sono venuto a Costanza, città incantevole per la sua posizione, e pel suo lago; non ho mai visto la natura così lusinghiera; i monti, le vallate fresche, le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!... È cosa da impazzirne; mi sento un brulichio per le vene come avessi la febbre.
Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da solo sul lago per entro certe piccole barche di forma assai diversa dalle nostre che sono la delizia dei villeggianti. Ne ho contato poco anzi una trentina colle velette bianche e lucenti spiegate al vento inseguirsi radendo le onde come colombe selvatiche.
Questa mattina fui anche più allegro del solito, e avvenutomi in un ministro evangelico che asciolveva lautamente alla stessa mensa, mi sono cacciato con lui in un labirinto di sottigliezze teologiche. Quel ministro era uomo ancor giovine, pieno di fuoco, favellatore facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo. Egli mi ha risparmiato più d'una volta, e fu davvero benignità, poichè io mi era fitto in capo di prendermi spasso delle sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche di maiale di cui egli alternava i bocconi colle citazioni, e poi ancora lui. Mi venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo dei preti cattolici e dei protestanti, e conclusi press'a poco come egli conclude nelle sue confessioni.
Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti presto a Milano. Non dico ancora di no; ma comincio a prevenirti per ogni evento che mi sento assai poco disposto a lasciare questi paesi. Ci si respira un'aria che costì cercherei invano; e quel sapersi libero di pensare, di dire e di scrivere come il capriccio o le convinzioni suggeriscono è tal bene che appena ora apprendo a stimare quanto valga. Non è già che costì le mie opinioni possano essere condannate o soffocate — tu sai di che sorta d'opinioni, e di che picciol numero, si componga il mio arsenale politico — ma tanto tanto quel sapermi padrone assoluto di dire ciò che penso e di pensare diversamente dai reggitori del paese (vedi che dico reggitori) è un potere che mi rialza qualche pollice in faccia al mio amor proprio, e mi fa credere d'essere in qualche guisa un uomo importante.
Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi ad ogni passo come nella tua benedetta Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo collo spettacolo di livree salariate, e poi, e poi....
Ma è forse meglio che io mi trattenga dal dirtene di più; ritorniamo artisti, e serbiamoci tali per tutta la vita, se ci è possibile, almeno nel cuore. La politica ha guastato tutto; alla guisa di certi bruchi è passata su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto dei vergini petali la lurida impronta del suo corpo.