— Vi ringrazio, disse; non avrei osato sperarlo.
E da capo nuovo silenzio.
La posizione di Silvio non era veramente priva d'imbarazzo; egli era così poco preparato ad una visita di Carlotta, era stato così lungi dal pensare ad un incontro di quella natura, che le frasi galanti, di cui di solito non era sprovvisto, gli fallirono miseramente. Fors'anche la prepotenza d'un sentimento vero aveva debellato il suo coraggio.
Egli guardava Carlotta, rimuginando una frase, che, a calcoli fatti, doveva essere come una specie di bomba infallibile, e pareva misurare la distanza per non fallire il suo tiro; ma la frase si contorceva nella sua testa in mille modi, senza comporsi mai a quel tipo vagheggiato. Ogni momento che passava cresceva il suo imbarazzo, e un vivo rossore accendeva sempre più il suo volto. Carlotta gli venne in aiuto.
— Come state? domandò con un lieve sorriso.
Silvio stava benissimo, e non sapendo fare di meglio, lo disse sospirando. Quel sospiro non fu fortunato; Carlotta si fece seria in volto.
Ma Silvio non si die' per vinto, ed aggiunse melanconicamente: «il medico assicura che presto potrò partire....»
Avrebbe voluto dire domani, ma gli parve d'arrischiare troppo, e disse presto; e lo disse pauroso ed indeciso come chi getta un dado da cui dipenda la sua fortuna.
— Lascerete Gossau? domandò freddamente Carlotta.
Un po' più di calore e la parola Gossau pronunziata con maggior indifferenza, ed era per l'appunto la dimanda a cui Silvio s'attendeva. Quelle lievi modificazioni sconcertarono i suoi disegni; tuttavia s'avventurò a rispondere: