Carlotta venne; aspettata come un'alba di tripudio, bella e raggiante più d'un'alba.

Cogli occhi ardenti di passione, col cuore palpitante, Silvio seguiva i passi della leggiadra creatura che pallida e serena come una visione, attraversò la stanza lentamente, e venne a sedersi a qualche passo dal letto.

— Più vicino... balbettò Silvio.

Carlotta trasse la seggiola presso al capezzale.

Immerso nell'egoismo della sua felicità, Silvio non pensò neppure a ringraziarla; non volle o non seppe sorriderle, non le disse parola — che cosa le avrebbe egli detto, poichè gli era contesa la favella del cuore?... Il solo suo sguardo si animò, e fisso sulla fronte della donna amata, parve ricercare le vie tortuose del suo pensiero, per rapirle un segreto. Carlotta sostenne quello sguardo senza abbassare gli occhi; Silvio sospirò.

I sospiri non erano stati compresi nel patto; però Carlotta, che fino a quel punto si era tenuta in silenzio, s'affrettò a domandare a Silvio della sua salute.

Sventuratamente Silvio stava benissimo, e lo disse con un altro sospiro assai più lungo e più profondo del primo.

Quest'esordio parve spaventare Carlotta, la quale, non osando muoverne lamento direttamente, guardò Silvio con una cert'aria, come di chi volesse mettere in dubbio la legittimità di quei sospiri. Silvio le rispose di rimando nello stesso linguaggio «essere dolentissimo che si volesse mettere in dubbio la legittimità dei suoi sospiri.»

Dopo questo primo armeggio, la conversazione si animò vivamente. Silvio parlò con entusiasmo della stagione che minacciava di essere fredda, c Carlotta convenne pienamente con lui, aggiungendo che l'inverno era stato precoce. Silvio si affrettò a dividere questa opinione, e incoraggiato dal primo successo, disse qualche parola della giornata che era stata bellissima. Anche questa sentenza non trovò seria opposizione.

— Ma fredda, osservò Carlotta con qualche titubanza.