Stettero alcuni istanti silenziosi; egli ritto innanzi a lei, colla mano di lei stretta nella sua, ella appoggiata al marmo della tomba, entrambi smarriti e lagrimosi.
Silvio chinò il capo tino a sfiorare coll'alito i capelli di Carlotta.
— Ditemi almeno se mi amate, balbettò col cuore affranto dall'angoscia.
Carlotta rispose con un gemito.
— Ditemi almeno se mi avreste amato.
Carlotta sollevò il capo in atto di preghiera così umile, che Silvio ne fu commosso.
— È vero, disse egli, è vero; possiate esser felice! Addio.
La mano di Carlotta lo trattenne.
L'alito della notte, meglio che una voce umana, ripetè queste parole:
— Possiate esser felice!