Di là, di là dalla mia ragione, di questa pertinace mia ragione, mi aspetta forse il mio fantasma. Su una spiaggia abbagliante starà forse un giorno una che ricorderà agli altri quella ch'io fui, e non saprà più il suo nome, sognerà e non si sentirà mai sola, sognerà la testina bionda di suo figlio sotto la sua carezza, sognerà bionde luci innamorate e bionde ombre di boschi, e forse sorriderà dolce, e le palme delle mani e le dita si moveranno sopra il suo capo come ali d'oro.


Se è vero che quella spiaggia m'attende in fondo al mio destino, potrò avvertire il momento che vi verrò sbalzata?

Sono ancora, ecco, la bambina che restava la sera tante volte sveglia tardi nell'ombra, per voler accorgersi dell'istante in cui sarebbe entrata nel sonno....

LA LETTERA.

C'è una strada, fra tante che ho percorse, aperte al mio coraggio, ch'io non ho cercate, che ho visto d'improvviso, una strada fra tutte tracciata perch'io imparassi che cosa vuol dire camminare. Camminare, andare innanzi avendo lasciato tutto dietro a sè, quanto di più amaro ma anche quanto di più caro — e nessuno vi attende e nessuno vi difende. La strada sale, ha svolte, intorno è deserto ondulato, in basso una città grande appare e scompare. Io avevo venticinque anni. Staccata da tutta la mia esistenza anteriore, il destino nuovo m'era ignoto. Il mondo stava forse sciogliendosi da polverulente tele di ragno, ricreato intero perch'io l'intendessi. Primavera intorno. E il senso inesprimibile che tutto quanto era stato realtà si trasmutava, oh lentissimamente, in ricordo, mentre le mie vene pulsavan veloci e veloce e leggero era il mio passo. Il senso che anche il ricordo si sarebbe un giorno fatto lieve, sommesso. Come se tutto fosse stato soltanto incubo, cupa fantasia. Ed io l'avrei, con la stessa fatale volontà del vento che feconda il fiore, riassunto in un libro, appunto come una fremente imaginazione, avrei compiuto il tremendo sforzo d'interpretare a guisa di sogno il lungo male e il lungo pianto....

Oh figlio, ma da quel sogno oscuro tu eri pur uscito, viva cosa di carne, figlio, passione profonda del mio sangue....

Perchè ti hanno tolto a me?

Eri mio, eri insieme con l'anima mia la sola cosa viva di quella mia tetra giovinezza; t'avevo cresciuto come crescevo me stessa, non per quei giorni, ma per altri che dovevan venire.... Figlio, e ho potuto portare in salvo fuor dell'incubo l'anima mia e non te, non te! Non hanno voluto, per quanto ti chiedessi urlando.... Sei rimasto lontano. Lontano. Rimasto per sempre il bimbo che aveva già quasi sette anni. Ho provato, creatura, ho provato a sentirti diverso, a pensare come potevano essere i tuoi occhi quando avevi otto anni, quando avevi dieci e dodici anni.... Cercavo d'imaginare la tua statura mese per mese, e il tuo sorriso e i tuoi capelli.... Ma la tua voce, figlio, non la potevo sapere. Venivi nel mio sonno, sogno d'un sogno. E nient'altro, mai più.