Come lo splendore del sole, come il silenzio d'un filo d'erba, come una lontananza oceanica, divina e terribile cosa a sostenere!

La donna singhiozza.

Non ha un solo istante d'esitazione, di dubbio, d'ombra.

È nel cavo d'una mano.


Sonno ch'io vegliai, giovinezza che contemplai assopirsi lene sul mio petto dopo una notte di spasimo supremo, creatura, fra le mie braccia dormiente creatura dell'anima mia, giovinezza del mondo respirante soave nel sonno dopo esser stata sfolgorata da una luce d'eternità, sonno ch'io vegliai adorando.

Chi fece il sogno di due amanti che riposassero così, l'uno vegliando su l'altro, dopo aver detto addio al loro amore piangendo?

In qual notte, al fiato di quale immensa passione, di là dal firmamento?

Invisibile, Insaziabile, Volontà, Verità, Forza, qualunque fosse il suo nome, come l'adorai dopo averla ubbidita! Così quale l'avevo sentita, io medesima ero stata piena di ferocia e piena di pietà, esecutrice e consolatrice, ebbra e lucida, specchio e fantasma, e le ore come onde a marea avean cantato alterne.... Le ore avean mescolato gemiti disperati e sguardi raggianti, orrore e vittoria, i suoi gridi e i miei: avevan visto mescolarsi anco una volta le nostre membra anelanti, i nostri corpi che s'eran piaciuti. Giovinezza, mio primo amato, braccia dolci da cui devo strappare la mia carne che appena incominciava ad imparar la gioia. Morire, morire! Non si può, bisogna svellersi da questo desiderio di consunzione, oh voluttà, bisogna vivere, la vita è più cruda della morte, oh labbra che non bacerò mai più, occhi che non mi vedranno mai più riversa e ridente! E il tuo cuore, il tuo cuore di fanciullo che m'ascolta e diventa uomo! Sei, oggi che ti lascio, quello che ho tanto atteso! Oggi che non puoi più nulla per me, ch'io ti lancio per sempre via da me come una mia canzone compiuta.... La vita ci vuol creatori, tu lo senti. Sale, ci sospinge. Non si sa più se spasimiamo o se godiamo. Vuole che ci si ribelli e insieme che ci si curvi. Così come ci si dona e poi ci si riprende, perchè non diventi menzogna ciò ch'è stato verità, non si trascini livido ciò che nacque ardito.... Oh nodo delle nostre vite, la sua ultima vampa è la più alta! Ci siamo trovati sulla terra per farci provare l'un l'altro questa sofferenza feconda come nessuna delizia. Per sfidare la vertigine su questa cima remota. Tutto è lontano, anche ciò che è deciso: tutto è piccolo in confronto a questo nostro ultimo abbraccio, alla forza che da me è passata in te, alla luce che ti splende sul volto, al sonno che ti coglie sul mio cuore, o creatura....

Sonno ch'io vegliai. Il mare cantava. Immobile io adoravo e piangevo. Una mia lagrima gli cadde sulla fronte; egli riaperse gli occhi e disse: «È calda come sangue. M'hai segnato per sempre. Ti benedico».