IL NOME.
L'umiltà m'avvolse.
Profonda come le ombre violette nella valle coronata da nubi d'argento.
Io son nata a mezzo agosto in Piemonte. Ma forse in cielo in quel mio primo mattino stavano sospese grandi fantasime bianche, e nella lontana campagna d'Assisi, dove mia madre era passata da sposa, nella chiara conca di paese dove vorrei morire, forse tutta la soavità della terra si vestiva di viola.
Umiltà, senso di donna, veramente senso materno. Cima dell'essere che si è espresso in tutta la sua potenza e s'è trasceso. Vittoria estatica. Se l'orgoglio fu necessario, ahi! triste, ora è scomparso. Le inquiete ali dell'anima si ripiegano.
«Son vostra» scrissi ad Andrea. «Ma fate di non ingannarvi, amatemi nella verità, qualunque sia».
L'ora estiva sfavillava. Come oggi, a nessuna sorella avrei voluto augurare sorte uguale alla mia, che tuttavia con nessuna avrei voluto cambiare.
Poi una sera, l'una accanto all'altro per la prima volta dopo la confessione, egli mi disse: «Ho sentito stanotte che mia madre, se ci fosse ancora, sarebbe contenta». Mi disse: «Sei bella. Intendi? Sei tutta bella». Mi chiese: «Scriverai a lui di questa giornata?». Al mio reciso, un poco rauco: «No, questo non lo riguarda più», le sue piccole pupille brune sorrisero un attimo crudeli.
Ricorda egli? Nel cavo della sua mano teneva il mio cuore. «Ti custodirò» diceva. «Sento che è per sempre» susurrò un'altra sera. Palpitante e raccolto il mio cuore lo pregava: «Non dire, non dire. Io non so nulla del domani, non voglio sperar nulla. Son tua di là d'ogni attesa. Non promettermi alcuna cosa. Resta libero. Ti amo grande».
Esser per lui un momento di riposo.... Può il genio averne? La terra rotea. Fra miriadi di punti luminosi il mio sguardo d'amante non può trattenerlo che per un attimo. Esser per i suoi vaganti occhi una minuta scintilla, una stellina senza nome, silenziosa.... Quando sono stata accesa? Quali larghe zone iridescenti mi scopre egli intorno?