Fibre di donna sanno la lentezza solitaria del tempo che inturgida un grembo, ma agli innumerevoli attimi ritmati dal duplice cuore c'è un termine fisso. Chi invece potrà dirmi se quest'opera mia sarà compiuta fra un anno o fra altri dieci, essa che dovrà poi intangibile restare, opera mia, polvere stellare?
E la traversa il vento, odor di pane caldo, odor di muricciuoli muscosi, odor di trucioli sotto la pialla. L'investe, essa sospesa come veramente disgregati atomi, il vento di volontà strane.
Incominciata credendo ugualmente lontane quelle che invece rombano rombano, che folgorando lacerano l'aria. Creazione incominciata come si prega, attimo brividente della concezione, come per il figlio, e tutto il resto è più soltanto travaglio, travagliata sorte.
Morte e vita folgorano.
Tocco del sole al rintocco di mezzogiorno sui muri sulle altane sugli orti delle case tante che a mezzo il giorno m'ebbero. Vento di sera su le palpebre, sulle ciglia degli occhi che han pianto dianzi, vento dolce.
Travaglio, tormento, e fresche solitarie perle. Case ferme, nuvole fluenti.
Una pagina di bravura: scritta come fu vissuta: con dura volontà, e così poco per me! Ch'io ho in cuore tutt'altro, che par trabocchi e non posso ancora assolvere.
Compatta, stagliata bravura.
Bimba, mi separavo nettamente dal gioco per il còmpito, come un corpo stillante dall'onda s'avvolge nella rena. Poi fra gli operai di mio padre, centinaia, nell'ansito enorme dei forni — è rimasto nel mio sguardo un poco della vampa e dell'incandescenza della materia fusa? — mi sentivo innestata pulsante in quell'attività, a gara quasi con il cervello di chi la dirigeva e con i muscoli degli altri. Ho allineato cifre, diritta ho sorvegliato le opere manuali, ho portato per ischerzo dei pesi sulle braccia che qualche anno dopo reggevano il mio piccino. Figlia di padroni. Tanta forza da spendere, tanta per giungere, esangue, ad intendere la libertà lieve d'una linea di montagne azzurre, là giù....