Vanno, e non è vero che la terra rotea, tutto è rettilineo, non c'è vortice, tutto è separato sebben s'equivalga, carovane, tante, scalpiccìo sordo, magnetismo pesante, e soltanto a notte, quando s'accendono le fiaccole nel momentaneo ondeggiamento, simile a quando imperiale lo scirocco confonde isole e mari, io minuta sperduta ritrovo vertiginosamente il senso delle sfere, libera lanciata in preghiera, che l'indomani una danza s'allacci fra il serrato mio tormento e l'anima gioiosa del sole, oh silenzio, silenzio che aspetti!
Com'era intento lo sguardo, palpebre abbassate, di Psiche il giorno che l'interrogai.
Avevo navigato per molte ore con l'ansia unica di rivederla. Meravigliando in me stessa che mi soccorresse il ricordo di un marmo in quel ritorno ch'io facevo da paesi distrutti, gli occhi pesi di tanto spavento altrui, esausta in ogni membra e nel cuore.
La nave riportandomi traeva per sempre con me a riva frantumi di visione: una strada di ferro e di selce smossa, interminabile, percorsa un plenilunio, coi piedi feriti, tra lo sciabordio della spuma attorno a scogli d'erto incantesimo e l'ululato dei cani all'appressar d'ogni villaggio squarciato, alternandosi odore di zagare e fetore di cadaveri: una sete atroce un'altra notte, noi stesi sul pavimento d'un carro bestiame in una stazione, e voci in agonia dalle baracche e dalle ambulanze ad implorare una qualunque stilla da bere; il viso dei disotterrati vivi, il viso d'un piccino estratto dopo una settimana, che pareva alitandovi sopra dovesse doventar mucchietto di polvere; gli scoppi di risa gagliarde immemori, macchie di sole stridenti sulle rovine; e ancor dolceamaro fluttuar d'azzurro, nomi dolciamari, Scilla, Palmi, ombrie folte d'agrumeti, selve antiche d'ulivi, il candore alto dell'Aspromonte, un fermo aspetto d'eternità....
Palpebre abbassate, lucente seno, Psiche ascoltò.
Le ero dinanzi, e l'ansia permaneva. Le ero dinanzi come cosa ivi spinta da una lontananza maggiore di quella che supponessi. Già la nave andavo obliando e le terre sconvolte — e l'ansia cresceva. Una passione, una desolazione più segrete. Sentivo tornare sui mari la calma, le rovine sui lidi già coprirsi di verdura, e nuovi flagelli prepararsi, guerre divampare fra l'umana gente provvisoria....
Psiche, Psiche!
Quel suo torso, spezzato e perfetto quale l'avevo agognato, splendeva. Sommersa ogni memoria di mito. Ma forma di consapevolezza ineffabile, ecco la statua ricreava per me l'atmosfera di concentrato spasimo ond'era sorta.