La mia voce non vale — chè non posso accordarla su cembali risonanti su cembali squillanti nè su arpa o cetra — ad attestare che per ogni mio ardimento ebbi tanta gloria di felicità quant'ebbi di pena. Vale invece questo stesso viso, quand'è asciutto di lagrime, il mio aspetto, ch'io conobbi il sole e ne fui penetrata e seppi le grandi contentezze, vale questo liscio di rosa sotto l'ala d'argento dei densi capelli. Un piacere forte, d'alta prateria, prova chi mi vede. Gli anni lontani e ieri ancora, tacitamente, m'hanno smaltata. Per questo che su me riluce, potere mattutino, come su una qualunque genzianella pulviscolata di ghiaccio, io mi amo, per questo, potere mattutino, illimitato, fra tutte le fantasie del creato la più magica. Amo la mia natura feminea, gagliarda in riconoscenza. Ma fortunata la sorte virile! Portando sotto il cielo la sua maschera sprezzante l'uomo m'incontra, m'abbatte, gode di me riversa, di me, nobiltà dolce di forme, bontà dolce di petali. Ore di tripudio, fra messi mature e api liete di miele. Chi dei due più s'avvicina all'infinito? La donna nella stretta, resupina, non ha quasi più sguardo; e s'anche l'abbia aperto in attesa profonda (la morte, la morte può venire, ci trovi intenti e belli e non fuggiremo) meglio fortunato sempre l'uomo, che la contempla fatta a simiglianza di soave nube per lui inserta in terra. Gioia dagli occhi gli ride. Fra messi mature o tra querele e pietre e acque, brillando l'aurora, una spalla di ninfa bianca secreta è parola imperitura.
«Tu non puoi sapere» diceva la creatura dagli occhi d'oro.
Ella supponeva a sè stessa un maschio cuore; e foggiata s'era veramente a strana ambiguità, sul nativo indizio forse del timbro di voce, forse della tagliente sagoma. S'era foggiata ed agiva. Con volontà d'uomo o d'angelo ribelle, con forza quasi di dannato — ma io, nessuno potrà mai giudicare se più demente o più veggente, ero toccata invece da ciò che in lei permaneva d'identico alla mia sostanza. Tentavo persuaderla dal mio canto: «Tu non sai». «Non sai quanto il tuo amore sia diverso, per quanto tu faccia, dall'amore che gli uomini possono darmi. Com'è leggera la tua carezza! Non mi penetri ma mi accosti — come niuno mai. Ti cedo con franco tremore, hai un piccolo nome che suona come il mio d'una volta, e un tenero rossore su la guancia se ti raccogli ai miei piedi. Balzi, cosa viva, e le labbra non ti s'aggelano come a colui che mi desidera. Sei tessuta di calore, e sei anche simile a una colonna d'acqua trasparente attirante. Non sai quanto nostra sia questa allegrezza e quanto nostra questa malinconia, così assoluta, che reggiamo perchè abbiamo ali....».
Ci movevamo in una immensa campana di vetro abbagliante, la vicendevole iniziazione ci dava chiari occhi eroici.
Imparai, amore, che il tuo mistero non è nella legge che perpetua le speci.
Più alto, indifferente, estatico.
Io bacio una creatura perchè ho gioia di saperla bella sotto il cielo, perchè mi ferma un momento nel mio andare nel mio pensare, e per un momento tutto ciò ch'io sono glielo dono baciandola.