E quella era il simbolo della fanciullezza e della corsa e della rapitrice eco.

Come una in fasce può far ch'io l'adori per le sue aperte manine, meravigliate meraviglie, o una presso che centenaria, sola e lontana, che non sa e non chiede.


Ebbi orrore della viltà mentale d'ogni vivente intorno. E la sentii insieme fatale, piansi, avevo gli anni di chi pianse nell'orto di Getsemani, la passione gravò, l'oro della fiaba si sfrangiò in porpora.


Sangue, angoscia gorgogliante, sangue, chi mi salverà?


E le vene pesanti, brucianti, invocan sollievo.

Nessuna cosa più santa di una nudità che arde e rabbrividisce e si tende come il manto delle stagioni.