Quando gridavo: «Chiudi le finestre, non voglio vedere le stelle!».
Essi si guardavano talora con un guizzo di complicità; si odiavano ma si trovavano complici dinanzi al mio forsennato cuore.
Costernati sentivano la realtà del mio doppio delirio del mio doppio strazio: la potenza dell'animo che se ne avvolgeva; poi un qualche aspetto del mio viso, un lineamento, nulla, un'attesa indicibile delle vene, li riconduceva a negare — ah l'orrore per me di quell'identità d'accento! «No, dicevano, non puoi amarci entrambi, è un mostruoso assurdo, sei da tenere nel cavo d'una mano»....
Andrea!
M'intenda, se la mia voce gli giunge.
Tutto in ombra egli era.
Con le spalle curve, che parevano attestare che tutto lo sforzo avevano già fatto ond'erano capaci.
La morte gli vidi guardare e repugnare, la forza astrale, il segno silenzioso.
Ciò solo che fa grande il fatto d'esser liberi: la più inaudita libertà sente l'arco del cielo per confine, qualcosa ancora sopra di sè da adorare, segno silenzioso.
Ch'è in ogni aroma e isola gli istanti di vita intera.