Allora, da lontano, senza vederlo, senza più nulla sapere di lui, dopo tanta onda nera di disperazione, ho ritrovata improvvisa, limpida come nello specchio del suo sguardo, la certezza ch'egli mi ama. Egli mi ama, io sono in lui, niente può far che egli mi dimentichi.

E questo può bastarmi, sì, può bastare per me, per quella stilla d'egoismo ch'è pur anche in me, nel mio istinto, nella mia passione. Può, in luogo della felicità, esaltarmi in un sentimento doloroso e ardente di orgoglio.

Ma lui, ma lui che cosa raccoglierà in cambio della gioia?

È di lui che m'importa. Lo amo. Non posso avere per il suo destino la cruda indifferenza che sono ancora capace di assumere per il mio.

Egli sa che mi amerà sempre, se ora mi perde, che niente mai potrà consolarlo d'avermi perduta appena incontrata.

E non si sente fiero del sacrificio del nostro amore, perchè l'ha voluto la sua debolezza, non la sua forza. Mi ha scritto: “Sono debole, sono infelice. Ma non ho il coraggio di rompere la felicità di questi tre esseri.”

Soffre senza fierezza. E deve mentire, deve fingere. Ha dinanzi tutto un avvenire di finzione, capisci, pur se io non lo rivedessi mai; ha la bocca amara per questo tradimento alla verità, ch'egli compie per paura....

Ti vuol bene, sì, vuol bene alle bimbe. Si illude di poter fare almeno la felicità vostra, di poter difendervi dalla sciagura, come se non foste anche voi creature umane.

E tu, adesso che sai, ti senti altera di un tale amore?

Ma se anche io non ti avessi parlato, saresti stata felice, dopo che il dubbio sulla sua fedeltà ti ha assalito? Poichè lo ami, non ti saresti accorta del dolore ch'egli vuole celarti?