Per ogni ora di luce un'ora di tenebra....
Poche ore raggianti io m'ebbi, e queste buie sono tante, tante. Non importa. So di gente che fu beata per lunghi anni, e quando cominciò il sole a declinare lo maledì. Non io, non io.
È giusto ch'io sia la più sciagurata, se sono la più forte. Non ho bimbi, non ho compagno, non ho casa, sono sola. È giusto che il sacrificio si chieda a me, che ho già dato da tanto tempo prova di saper sopportare qualunque crudeltà della sorte. Non importa che chi mi ha amato abbia sentito come sia avido il mio cuore di dolcezza, e com'io sia fatta per la gioia, per dare e ricevere gioia. Io ho saputo altre volte abbandonare volontariamente i beni più cari, io ho perfino fatto come il lupo che si strappa amputato dalla tagliola: tocca ancora a me d'essere la più brava....
Non sono impazzita: vivrò.
Ci eravamo staccati, dopo quei pochi giorni — una settimana soltanto — senza nulla prometterci, senza aver parlato del tempo a venire. Non una parola. Tanta era stata la felicità di amarci, di guardarci, di trasmetterci interi: in poche ore, ma incisa per tutta la vita. Non cercare tu di spiegarti questo ch'è un mistero abbagliante anche per me, anche per lui. Io ti posso dire soltanto che non gli ho chiesto nulla, che nulla ho aspettato, e che credo anch'egli non abbia neppur un istante pensato ad offrirmi di partir con me, subito o più tardi, di non lasciarmi allontanar sola. Credo che vagamente noi sentissimo che nulla era cambiato intorno: il miracolo consisteva tutto nel saluto delle nostre due anime: bisognava lasciarsene avvolgere, come abbiam fatto, in silenzio.
Ma quando io me ne sono andata, come avevo prima di quei giorni stabilito, ed egli è tornato da te; quando ci siamo scambiati l'ultimo sguardo; io non ho avuto lagrime e non ho sofferto: viveva sotto il cielo la pianta del nostro amore, ed io la vedevo, vedevo ch'era di quelle che crescono alte per sfidare la folgore.
Tu pensi che m'ingannavo?
Perchè dopo pochi altri giorni, tornato da te, tuo marito ha avuto pietà del tuo terrore, e mi ha supplicato di non scrivergli più. Perchè tu hai sentito che gli sei cara, che troppo gli fa male vederti soffrire, vero? E pensi che ha potuto invece dare a me, lontana e sola, tanto dolore, senza esitare.
Anch'io mi son detto questo, nei momenti di maggior spasimo. Sono donna anch'io. Vuoi ti confessi che mi sono ficcata le unghie nel collo in quei momenti, pensando al legame che unisce le sue fibre alle tue? E ho avuto disgusto di questo mio povero corpo che pur tanti hanno desiderato, disgusto e odio per questo carcame che non ha saputo avvinghiarsi al suo e non più lasciarlo....
Poi la nausea ha tentato di penetrare fin nel mio cuore, ha tentato di farmi maledire questo cuore che malgrado tutto, malgrado tutto, ha continuato a battere per lui, a battere di amore, a battere di pietà.