Vieni qui, metti un momento la tua mano sulla mia fronte.
Siamo due donne, siamo due madri.
Stiamo un poco in silenzio.
Che cosa hai pensato?
Non è miracoloso che tu abbia pensato a me, soltanto a me e alla mia sorte per qualche minuto?
E adesso ti sembra d'esser qui sul mio cuore, e piangi, di un pianto che trovi santo....
Ti ricorderai?
In tutto questo tempo di strazio orribile, per resistere alla minaccia della follìa, per non cedere alla tentazione spasmodica di buttarmi a terra e di lacerarmi il volto, oppure di fuggire nella notte e di andar a frangermi contro le rupi, io mi ripetevo, a mani giunte, così come una volta si pregava: “Ma egli è vivo.... La felicità è ch'egli sia vivo.... S'io ricevessi domani l'annuncio della sua morte, io ripenserei a queste ore in cui egli era ancor vivo, sebben lontano, sebben non mio, come ad una felicità immensa.... Egli è vivo. E potrebbe anche lui esser più sventurato ancora di quel ch'è. Se le sue bambine si ammalassero, se sua moglie si uccidesse. Egli ha bisogno della loro vita. Ha bisogno anche della mia, sebben abbia rinunciato a me. Mi ha scritto che ha bisogno della mia forza, che ha bisogno di sapere che c'è, sia pur lontano, qualcuno ch'è più forte di lui, qualcuno che resiste a un dolore più grande del suo....”