E tu non capivi, invero, non capivi il suo silenzio. Non perchè tu fossi una bimba. Ma perchè la tua anima aveva fede nell'uomo che ti aveva raccolta. Innocente eri, ma non bimba: donna, e il tuo amore era semplice, ma intero e puro.

Egli non ti ha mai detto nulla, tu non potevi indovinare.

Perdonalo, sai!

La sua colpa egli l'ha espiata.

Tu lo ami ancora, tu lo ami lo stesso, ora che lo vedi tanto diverso da quello che credevi, è vero?

Senti anche tu che la vita continua, malgrado tutto il tuo dolore?

Ma ti trovi stanca, vorresti che io tacessi, nascondi il capo fra le mani, vorresti un sonno lungo, un sonno di anni e anni.... Non è una delle tue piccine che, quando qualcosa la fa soffrire, grida fra il pianto: “Ho sonno, ho sonno!” e va da sola a gettarsi sul suo letticciuolo?

Chiudi gli occhi, ma pensa. Tu non puoi sentirti sola come si sente in quei momenti la tua piccola. Tu sai che tutto intorno a te continua a vivere. Pensa a lui, che ami ancora. Pensa che quando egli ti ha incontrata, tanto tempo fa, era molto più stanco di quel che tu ti senta adesso. Non aveva ancora trent'anni, aveva già conquistato una prima cima alla sua arte, il mondo gli aveva dato la gloria: ma al suo cuore non ne era venuta nè dolcezza nè esaltazione. Pensa a lui con amore, amalo per quella cupa e fredda angoscia che la sua giovinezza e il suo genio non valsero a vincere allora, che gli fece desiderare la morte, e poi, il giorno in cui i tuoi occhi gli brillarono dinanzi ridenti, si tramutò in disperata bramosia d'oblio. Sai? Gli uomini, anche i più grandi, si stancano più facilmente che noi della vita, disperano della vita più facilmente che noi. E sempre, sai, le donne sono state per gli uomini come inerti tronchi ai naufraghi, cose che si afferrano nell'ora orrenda in cui soltanto più l'istinto sospinge. Ma cerchiamo, cerchiamo di vedere se non c'è un disegno nascosto in questo destino. Cerchiamolo noi, che amiamo, che amiamo anche quando come adesso siamo così stanche, così ferite. Guarda: io voglio benedire nonostante tutto l'ora in cui voi due v'incontraste, voglio benedire quello che so essere stato in lui errore e colpa. Egli forse non aveva più la forza di proseguire, egli forse si sarebbe ucciso, ucciso nel corpo oltre che nell'anima. È vissuto. Con l'anima sepolta, ma che importa, se presto o tardi essa doveva risorgere, rinnovata? La vita è grande, la vita è miracolosa. Sentilo anche tu, dillo anche tu. Anche nel tuo cuore qualcosa si trasfigura in questo momento! Tu pure ti senti assolta, non sai ancora chiaramente da quale peccato, e sebbene io ti abbia detto che sei stata innocente. È così. Tu hai ugualmente da sopportare una tua parte di patimenti, per tutta la felicità che godesti e che non t'eri conquistata col tuo sangue, che era sopraggiunta come un premio a te cui nulla ancora la vita aveva chiesto. Non è vero che la vita sia ingiusta. Ma la sua giustizia è più alta e più silenziosa di quella degli uomini. E c'è tanta misericordia nella sua fierezza. Essa ci vuole forti, ci vuole infaticabili. Non soltanto vuole che ci guadagnamo il pane col sudore della nostra fronte, ma che si accettino tante ore di tenebre quante sono le ore di luce. Tutti i suoi doni più meravigliosi, l'amore, la bellezza, il genio, vuole che noi li paghiamo, ed è giusto, ed è giusto. Ella non è mai inerte, non è mai vuota. E se noi non riconosciamo la grandezza della sua legge, siamo pari a quelle piccole vili femmine che dopo un primo figlio, dopo lo strappo e lo strazio subìto dalle loro viscere in una prima maternità si rifiutano a procrearne ancora....

Di', tu, non è vero che ogni nuova creatura vale che si soffrano i dolori del parto?

Anch'io sono stata mamma. Mio figlio l'ho perduto.