S'egli non può fare a meno di voi, non può neppure far a meno di me, comprendi? O nulla o tutto, nella vita. Io peso quanto voi sulla bilancia. Non c'è ragione — per noi che riconosciamo solamente leggi interne — non c'è ragione perch'egli, se non sa rinunciare al bene che voi gli siete, riesca a rinunciare a quest'altro bene che sono io.
Ah, ma io sto per parlarti con labbra insidiate dal freddo e dall'amaro! Non voglio, non voglio.
Anche se il diritto è dalla mia parte, non è per dimostrarti questo che t'ho cercata.
Io voglio che tu pensi solo al suo dolore. Io voglio che tu lo ami, mentre ti dico del suo dolore. Voglio che sia il tuo amore a farmi continuare a parlare, adesso che sai.
Egli non ti dice nulla. Puoi vederlo in ogni minuto della giornata; puoi spiarlo — io so che tu lo fai, povera creatura, e anche lui lo sa — per sorprendere se egli pieghi la testa sul tavolino con atto di troppa stanchezza, se gli esca dal petto un gemito involontario, o se mi mandi qualche parola delirante: nulla egli ti rivela, in nulla si tradisce e ti si mostra cambiato. A me non ha più scritto, te lo ripeto. Non ha più avuto mie lettere. Ti è vicino, non tornerà in città che con te. Ha il suo solito timbro di voce velato e calmo. Giuoca con le bimbe, corregge il suo ultimo lavoro. Dalla falce della luna, la sera quando egli riposa sul prato, scende il vento a rinfrescargli gli occhi.
Tu puoi pensare d'aver fatto un tristo sogno. Io non esisto, nessuno ha mai sentito parlare di me.
Ci sono sere che il cielo ha ombre più profonde, sere che sembra ritornino sul mondo dopo millenni, e l'anima si chiede se già non ne vide una uguale millenni innanzi. Ci sono sere che il mondo si avvolge nell'ombra cantando di nostalgia, e l'anima non sa se ascolta la sera o se ascolta se stessa.
Egli scruta coi suoi occhi di sogno il prato oscuro accanto a sè, allunga il braccio sull'erba dolce. Non mi trova. Richiude gli occhi, affonda la fronte tra i fili sino a sentire il duro della terra, un attimo, poi si stende di nuovo, la faccia contro il cielo, e resta immobile ad aspettare la notte.
Perchè non sono io lì?
Tra le sue palpebre chiuse e il cielo passano fantasmi. Un viaggio era cominciato sulla terra, appena cominciato, fra lui e una che con lui coglieva i più secreti ritmi delle ore.... Perchè si è interrotto? Nessuno dei due che s'erano avviati è morto. Perchè egli è solo? Quando lo raggiungerò? Vede il mio volto com'era quand'egli mi parlava. Mi parlava, con labbra che non avevan mai potuto prima aprirsi, mi parlava ancora esitante, ed era come se piangesse d'un pianto che solleva il cuore dopo un tempo infinito. Ha tutto da dirmi, ancora. Ogni giorno che passa è una parola ch'egli mette in serbo per me, per cercarne con me il senso più vero. Perchè tardo tanto a tornare?