C'è il sole, oggi, sui vostri prati?

Quassù la luce ferve intorno alle rupi.

Tu cerchi di lui, lo prendi per mano, vi avviate sulla collina. I tuoi occhi si sono fatti più larghi, ma tu li tieni volti a terra, e così andando gli parli. Non gli dici ancora di questa mia lettera. Gli chiedi se io ho più scritto, e la tua voce la senti tu stessa mutata. Egli si china per vedere il tuo sguardo, ma tu continui a nasconderglielo. Gli dici che la notte scorsa hai fatto un sogno, che non ti vuol uscir di mente. In quel sogno c'ero io, con qualche anno di più, e parlavo a te, e parlavo a lui, e davo del tu ad entrambi, e sorridevamo tutti, un po' gravi.

Egli ti alza con moto brusco il mento. La tua fronte, il fondo delle tue pupille, tutto il tuo volto ha un chiarore nuovo. Somigli, adesso, alla tua figliuola maggiore, a quella che lei sarà quando diverrà donna. La vostra prima figlia, che ha lo sguardo di lui....

E tu gli accenni di sì, che sei la sua creatura, che è stato lui a farti così.

Gli dici che sei forte, che non tema per te, che parta, che dovunque vada, con chiunque si trovi, tu gli farai sempre sapere di te e delle bimbe. Gli dici che anche da lontano lo amerai e lo farai amare dalle bimbe: che vuoi intanto continuare a crescere anche tu, che la tua anima ha bisogno di prepararsi per quando egli ritornerà.

Egli ti piange sul cuore.

Tu non mi invidii più, una pace alta ti ha invasa.


Guardami ancora una volta, vienmi più vicino, ti parlo piano.