Venne. La situazione era singolare, e noi impacciati, quasi dimentichi del reciproco esaltamento dei giorni addietro. Non so perchè, lo trovavo quasi goffo, seduto di fronte a me col tavolo rotondo frapposto, scegliendo le parole dell’esordio, collo sguardo privo del consueto lampo temerario. E mi sentivo tutt’altro che commovente, così rigida e muta, coll’orecchio teso verso la stanza ove il piccino dormiva, la fronte ombrata di diffidenza.

Non ritenevo che qualche spunto di frase: «Certo.... abbiamo entrambi dei doveri, dei duplici doveri.... Ma al sentimento non si può mentire.... Il cuore ha i suoi bisogni.... Senza venir meno a quei doveri, senza far soffrire....»

Che altro? Non era di facile eloquio e io non lo incoraggiavo.

«Senza far soffrire nessuno.... Si può conciliare....»

Doveri? S’ingarbugliava. Si risolse, troncò le dimostrazioni, mi prese le mani, ravvivò gli occhi, mi disse che mi amava, ch’io pure l’amavo, che saremmo stati felici presto; mi dava del tu; si alzò, mi trasse a sè, improvvisamente mi baciò in bocca; e allontanandolo io con un gesto, di nuovo mi dichiarò che non voleva nulla da me ch’io non sentissi spontaneamente di concedergli; che gli bastava sapere che il mio cuore era suo, sentir dalle mie labbra ogni tanto e dalla mia penna le inebbrianti parole della passione. Mi attrasse di nuovo, e appoggiata al suo petto, la sua guancia accanto alla mia, provai per un attimo l’impressione di esser travolta, naufraga, da un naufrago.

D’un tratto le mie mani lo respinsero con violenza. Egli mi stringeva, mi brancicava.... Un ricordo mi balenò. Anche costui! E fra la nausea che mi chiudeva la gola scoppiai in un riso convulso.

Si scostò, colpito da stupore. Io spalancai l’uscio e balzai nell’altra stanza.

Dopo un poco udii chiudere cautamente il portone di strada. Ero di nuovo sola in casa, sola col bimbo. Il piccino respirava tranquillo, lieve. Non lo guardai, non lo toccai.... Oh mio solo, mio puro amore! Mi tolsi febbrilmente i vestiti, e soltanto quando fui sotto le coperte, tesi le braccia dalla sua parte, mordendo il guanciale, chiamando sommesso la morte....

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