Egli mi parlava del mistero, degli sforzi compiuti dall’umanità per affermare un’origine e un destino ultraterreni. Un fascino m’avvolgeva, e mi sentivo quasi arrossire ricordando la facilità con cui avevo risolto per mio conto la crisi religiosa nell’ora più grave del mio passato. Quell’uomo mi significava una potenzialità di sofferenza spirituale, ch’io, dovevo confessare, non possedevo. Sterile sofferenza, forse. Ma non era in quello spasimo la nobiltà suprema dell’essere che tende a superare sè stesso?
E fioriva in me per lui un umile sentimento, materno e figliale insieme, del tutto nuovo nella mia vita. L’austerità della sua esistenza, e quella forza singolare del carattere per cui egli si inibiva ogni confidente abbandono, e il suo aspetto, anche, così gracile e insieme così fiero, mi attraevano. Se ne accorgeva egli? Non me lo chiedevo. Ad ogni modo non era in me alcuna manifestazione di fervore, e neanche mio marito commentava i nostri rapporti.
Parlava poco di sè, come se tutti dovessero ignorare la sua vita di stenti, lo stoico suo distacco da ogni dolcezza. Pareva che tutto ciò che il destino ancor metteva, di tanto in tanto, a sua portata, sorrisi di bimbi, devozione di donne, ristoro di sole, egli lo accettasse come diretto a una parte insignificante del suo essere, capace ancora d’allietarsi, ma priva di influenza sul suo spirito e sulla sua volontà.
Doveva aver immensamente sofferto, nel passato. Forse aveva trovato un rimedio nell’analisi, osservandosi; doveva essersi convinto che l’uomo soffre di cose meschine. Le privazioni materiali e sentimentali, la mancanza di pane, di benessere, di cure, di affetto, tutto questo fa soffrire l’uomo. Ma l’uomo grande è quello che si avvezza a far senza di tutto questo, che può viver solo, nutrirsi di sè stesso, isolarsi dall’umanità e dalla vita....
A tale stato voleva condurre tutti noi? Non era ammissibile. E allora, che significava l’oscura esortazione all’attesa che egli mi rinnovava di tratto in tratto?
Parlavo di lui colla buona vecchia mamma. Ella lo conosceva da parecchio tempo, aveva per lui una speciale tenerezza. Lo aveva mai condotto seco a veder qualche miseria mostruosa?
Sì, ed altre volte egli ne aveva osservate, lontano, a Londra, a Nova York.
«Vedi, figliuola: egli deve dirsi sempre che ogni tentativo di rinnovamento sociale è puerile, senza il soccorso della nuova fede ch’egli vuoi dare agli uomini. Egli cerca un assoluto e nulla è più inutile, anzi nefasto.... che l’assoluto, quando sappiamo che tutto muta, e che si muore. Egli cerca probabilmente una nuova prova dell’immortalità dell’anima, poichè le vecchie non reggono più. Ma gli uomini hanno creduto fino ad oggi a questa immortalità, e non sono divenuti migliori....»
Gli occhi le si velavano:
«Nessuno più di me desidererebbe il conforto di ritrovare dopo morte chi ha amato! Io ho sperato per tanti anni che il destino non mi facesse sopravvivere al mio compagno. Non è stato così.... Ma la dolcezza della nostra unione mi avvolge ancora tutta nel ricordo, mi consente di fare questo ultimo tratto di cammino sola.... Io ho avuto la mia parte di bene. Cara, bisogna far che l’uomo ami la vita in quanto essa è suscettibile d’esser bella per tutti, materna verso tutti. E non è guardando oltre la morte che si può raggiungere questo scopo».