Egli replicò subito col piglio insolente che gli conoscevo da tanti anni. Negava, mettendo i punti sugli i, negava e accusava....

Non ne soffrivo.... La realtà mi dominava, finalmente. Sentivo in confuso ch’era necessario agire, senza sapere ancora in qual modo. Una voce nell’anima cantava senza posa «Sei libera, libera!»

Vedevo nitidamente qual sarebbe stato il mio ufficio nella casa coniugale che m’attendeva. L’uomo il quale un giorno m’aveva scongiurata di vivere, ora più che mai non avrebbe cercato in me che il delirio dei sensi, l’oblio. Ed io, in quest’unica ragione della nostra convivenza, avrei sentito crescere il disprezzo per me stessa.... No, no!

Per due, tre giorni, non ricordo bene, la vita intorno non mi trasse dalle mie meditazioni. Per la rivista non avevo quasi più nulla da fare: l’editore cercava chi mi sostituisse; si era mostrato dolente di perdermi: «È così difficile trovare chi legga con imparzialità dei libri di donna!» La direttrice, col suo fare sempre tra cortese e distratto, m’aveva detto che sperava io le avrei continuata la mia collaborazione anche da laggiù. Non avevo mai pensato dì tentare qualche lavoro di fantasia?

La norvegese era a letto per una infezione reumatica che non pareva grave. Andavo ogni giorno per qualche ora a tenerle compagnia. Ogni giorno veniva pure a visitarla l’amico professore. La prima volta che avevo visto il giovane chino sopra di lei, mi si era comunicata la dolce sicurezza del loro amore. Ma nella stanza buia non c’era aria sufficiente. Quand’egli la persuase della necessità di trasportare il letto nello studio, la fronte le si oscurò, sebbene egli affermasse che era soltanto questione di alcuni giorni.

Affrettavo col pensiero il ritorno di mio marito: gli avrei proposta una separazione amichevole; io potevo vivere col mio lavoro e con ciò che mio padre continuerebbe ad assegnarmi. Il piccino avrebbe potuto studiare accanto a me, e andare dal babbo nelle vacanze.

Perchè non avrebbe accettato? Egli era in uno di quei momenti psicologici che giustificano le azioni più contrarie alla nostra natura; tutto doveva mostrarglisi sotto un nuovo punto di vista.

Non volevo però in nessun modo pregiudicare il tentativo. A chi chiedere un consiglio? La buona vecchia mamma non era ancora tornata dalla Lombardia. E a nessun’altra avrei potuto confidarmi, in quell’ora decisiva. Ma un’immagine mi s’imponeva da qualche tempo, con insistenza crescente; non v’era un uomo che diceva di possedere la verità? Da lui avrei potuto ricevere forza.

Non lo vedevo da parecchie settimane. Lo invitai con un biglietto a venirmi a trovare, per sentire cose gravi.

Giunse la sera dopo, mentre stavo per condurre a letto il bambino. Per qualche minuto parlò col piccolo amico, che lo guardava cogli occhioni confidenti; poi questi andò a coricarsi.