Roma! Forse ogni giorno lì in cima al colle qualche anima sentiva affluire in sè le più possenti energie, vedeva lucidamente segnate le opere da compiere nell’ammasso meraviglioso di pietre così diverse per età e tutte ugualmente scintillanti e significative; ogni giorno forse qualche anima aveva la visione d’una Roma dalla quale, nel tempo, scomparirebbero ogni violenza e ogni laidezza, nella quale le linee armoniose del suolo e del cielo non sarebbero più turbate da un incomposto agitarsi d’uomini fra loro estranei, incompresi, ostili....
Mio figlio parlava, parlava, felice d’avermi per sè, e mi indicava gli alberi pieni di cinguettii, e stendeva la manina verso certi punti dell’orizzonte, come mi aveva vista fare tante volte; diceva: «Guarda, guarda, mamma, che bella nuvola sopra la pineta! E là, là che cos’è quella terra?»
La vecchia rivoluzionaria era in casa, ma v’erano altri visitatori, tra i quali la direttrice di Mulier colla figliuola maggiore, e un giovane archeologo a cui la fanciulla s’era fidanzata da poco: la bella coppia raggiava di gioia e di fiducia; la sposa, mi disse la romanziera, avrebbe potuto aiutare il marito nelle pubblicazioni dei suoi lavori: l’impresa le sarebbe facilitata, oltre che per virtù d’amore, per il soffio di poesia con cui egli animava le proprie indagini fra i ruderi e le tombe....
I due giovani ascoltavano sorridendo: gli occhi azzurri dell’una si fissavano su quelli neri dell’altro: mai, mai io avevo visto così due vite offrirsi, incrociarsi!
Per un momento il loro calore mi avvolse, soave. Poi pensai al giovane scienziato chino sulla sua moribonda e il bisogno di tornar presso di loro m’incalzò.
Sul portone di casa mia trovai una donna che mi cercava: «Da due ore, signora....»
Era morta. La vedova l’avea vista piegare sul petto del giovane, mentre questi le aveva dato un cucchiaio di medicina; con la bocca semiaperta, a metà d’un «grazie».
«Grazie!» Non sapeva la povera donna la profonda bellezza di quella parola! Non rimpiansi d’essermi allontanata e d’averla lasciata morire in braccio dell’amato.
Lassù, ella era già composta sul letto, non era già più lei. Qualche vicina, qualche mia collega erano accorse. Ora si succedevano le visitatrici. Non potei restare nello studio, fuggii nella stanzetta; il professore mi raggiunse. Dimenticai la mia sofferenza, gli stesi la mano. Sì, il suo dolore poteva espandersi dinanzi al mio: noi soli l’avevamo amata.