Ai funerali, dietro il carro carico di fiori, tra molte signore e i giornalisti, avevo visto fuggevolmente il «profeta». Qualche giorno dopo, passando presso la sua abitazione, fui assalita dall’improvviso desiderio di sorprenderlo, là dove egli viveva la sua vita deserta, di dargli là il mio addio, poi che presto sarei partita.
Salii in fretta l’oscura scala della vecchia umida casa.
Imbruniva: nella stanza era già accesa una candela: si vedeva un letto in un angolo, bassissimo, quasi un giaciglio. Su una stufa di terra due mele eran posate, cotte sulla brace. Presso una finestra, una tavola ingombra di carte e delle seggiole con qualche libro; una severa effigie di vecchia sulla parete: sua madre? E in fondo alla stanza la scarna persona, in attitudine un po’ incerta, che allungava un braccio per pregarmi di sedere.
Che cosa dicemmo? Non riesco bene a ricordare. Egli si scusava del freddo dell’ambiente, mi chiedeva del piccino, della partenza.... Gli guardavo le labbra: non avevano un tremito. Accennai al cassetto del tavolino. Lì stava la sua opera? Ebbe un gesto vago di assenso. E, non so come, dovetti far travedere la mia incredulità.... Più che le mie parole, rotte come singhiozzi, i miei occhi gli dicevano, certo, la disfatta del mio fervore e l’amarezza della mia anima nuovamente libera.
Nel silenzio che seguì, vidi per la prima e l’ultima volta quel viso sempre illuminato come da una visione interna, oscurarsi, alterarsi, esprimere il più umano dei dolori, la semplice profonda sofferenza di chi si sente abbandonato.... Ma furono pochi istanti. La calma ridiscese sulla sua fronte con il segno ostinato d’una sovranità intangibile.
Per due giorni le piccole stanze furon di nuovo ingombre di casse, tante bare nelle quali seppellivo, cogli oggetti e coi libri, i miei sogni e i miei palpiti. Mio marito protestava per lettera di volermi con lui: la povera morta era rinnegata: egli aveva sospettato il suo amore pel giovane scienziato, e l’orgoglio soffocava in lui ogni residuo di sentimento. Un attimo avevo tentato ancora di strappargli la mia libertà, e non avevo che ribadito la catena.