Sarei stata in tempo a rivederlo un’ultima volta? M’avrebbe riconosciuta?
Mio marito mi fece partire la sera stessa, dopo simulati tentennamenti, dandomi, riguardo al mio contegno verso il ricco zio e i parenti, delle raccomandazioni che mi gelarono ogni spontaneità. Così sempre la vita, dunque?
Al mattino, dopo l’eterno viaggio notturno, trovai ad attendermi sotto la tettoia fumosa mio padre e una sua sorella. Mi chiedevano del mio stato, mio padre si lagnava delle ferrovie, la zia rimproverava a lui di non avermi ancora baciata.... Tanti anni che non sentivo le braccia paterne attorno al mio collo!
Lo zio era morto nella notte.
Era sparita una creatura del mio passato, forse la sola che avesse pensato a me come ad una pianta dell’antico ceppo. Avvertivo un vuoto, e insieme come un senso di liberazione.... Così le nuove generazioni quando si staccano dalle vecchie soffrono e sognano.
Restai a Torino tre giorni. Attorno al cadavere alitavano le brame dei nipoti, eredi diretti, e quelle d’altri parenti innumerevoli. Mi sentivo sollevata quando il babbo mi traeva lungi dal lugubre spettacolo, a camminare con lui per le care tranquille vie della città nativa. Egli mi parlava un po’ stancamente, e pareva che entrambi assistessimo ad un ritorno di tenerezza, con mite stupore, rassegnati a vederla ben presto dileguare. Eravamo ormai ben autonomi, il babbo ed io, ognuno nella propria strada errata! Non potevamo scambiarci lamenti o consigli, nè supporre possibile un futuro aiuto vicendevole in un giorno di riscatto o di disastro; ci limitavamo ad ascoltare ciò che restava in noi dei comuni entusiasmi d’un tempo, ad osservare ciò che ancora avevamo d’identico negli istinti e nelle tendenze.
Fu lui a comunicarmi il contenuto del testamento: a me erano assegnate venticinquemila lire, a’ miei fratelli solamente cinque. Perchè? Ne provai un’amarezza fortissima, l’impulso subitaneo a dividere la mia parte con i meno favoriti. E una torbida sensazione di vergogna si mescolava a questo dispiacere: quasi venissi un poco diminuita ai miei occhi dalla possessione di quel danaro non guadagnato col mio lavoro, da quel privilegio, sia pur minimo, che ricevevo non solo sui miei consanguinei ma su tanti altri fratelli, proprietari unicamente d’un paio di braccia e di una volontà attiva.
Nondimeno, sormontata l’acuta e complessa contrarietà, non potei non pensare all’importanza pratica che il fatto assumeva per la mia vita. Io acquistavo l’indipendenza materiale: quella somma, poca cosa certo, sarebbe stata sufficiente però ad assicurare il sostentamento di mio figlio quand’io dovessi col lavoro provvedere a me stessa.
Una clausola del testamento disponeva che esso venisse eseguito solo sei mesi dopo.
Informai mio marito, annunziando il mio ritorno. Sentivo di poter essere ora più esigente di fronte a lui; avrei reclamato delle vacanze, dei viaggi; avrei potuto comperar libri per me e pel figlio, senza mendicare sempre il permesso....