Ma che sgomento, le prime volte! Ignoranza, sudiciume, fame, percosse, facevano di quella povera infanzia dei martiri tragici.... Oh il mio bambino sano e bello! E credetti di non poter sopportare la sofferenza fisica di un tale spettacolo ripetentesi all’infinito....
Fu da allora che ho ripreso risolutamente a vivere; dopo aver sentito di nuovo gli altri vivere e soffrire.
E da allora ho anche avuto il bisogno di sperare di nuovo: per tutti, se non per me. E quando ho ritrovata intatta nella mia sostanza, nonostante il tragico sforzo compiuto, la fiducia in un migliore avvenire umano, oh figlio mio, ho potuto ancora versare lagrime di conforto!
E in una cameretta che affittai accanto ai miei cari, tra una corsa per le lezioni, che sono il mio solo mezzo di sussistenza, e una visita all’ospedale, mi sedevo al tavolino per scrivere delle pagine in cui rinnovavo gli appelli già lanciati alla società da ben altri ingegni, ma che io improntavo di lagrime e di sangue. I miei gridi erano ben atroci, poichè le riviste che prima mi sollecitavano, ora mi respingono; ma la giustizia non può venir soffocata, perchè arde. Io non domando fama, domando ascolto. Dalla finestra, all’alba e al tramonto, scorgo le linee delle Alpi sulle nubi rosate: e spesso mi giunge la nenia di un corteo funebre avviato alla città dei morti. Guardando in faccia la vita e la morte, non le temo, forse le amo entrambe.
In cielo e in terra, un perenne passaggio. E tutto si sovrappone, si confonde, e una cosa sola, su tutto, splende: la pace mia interiore, la mia sensazione costante d’essere nell’ordine, di potere in qualunque istante chiudere senza rimorso gli occhi per l’ultima volta.
In pace con me stessa.
Spero qualcosa? No. Forse domani può giungermi una nuova ragione di esistenza, posso conoscere altri aspetti della vita, e provare l’impressione d’una rinascita, d’un sorriso nuovo su tutte le cose. Ma non attendo nulla. Domani potrei anche morire.... E l’ultimo spasimo di questa mia vita sarà stato quello di scrivere queste pagine.
Per lui.
Mio figlio, mio figlio! E suo padre forse lo crede felice! Egli arricchisce: gli darà balocchi, libri, precettori; lo circonderà di agi e di mollezze. Mio figlio mi dimenticherà e mi odierà.
Mi odii, ma non mi dimentichi!